11.05.07
Il Promotore Finanziario di fronte alla problematica previdenziale del Cliente nella trattativa.
Come ho più volte riferito, fino al 2002 ho lavorato per più di 15 anni come Formatore Previdenziale per la Rete di Vendita di un prestigioso Gruppo assicurativo/finanziario europeo. Il contatto nell’intero periodo considerato complessivamente con oltre 20 mila Promotori Finanziari che seguivo quotidianamente anche per monitorare i risultati produttivi del corretto utilizzo di appositi strumenti di lavoro “previdenziali” da me realizzati nell’ambito di una mia tecnica di vendita dei prodotti finanziari ed assicurativi (eloquentemente denominata “marketing previdenziale”), mi consente di riferire documentatamente i risultati di un mio studio sul tema odierno, basato su di una imponente casistica, e di esporre alcune considerazioni statistiche sullo stato dei fatti (che definisco come “la tradizione”) e su di un percorso innovativo che da qualche mese viene imboccato da sempre più numerosi Consulenti, e che senza dubbio costituirà la via maestra della Consulenza effettivamente a 360° , ovvero quello della Consulenza Finanziaria Indipendente. a) nel corso della trattativa, la esistenza di una problematica previdenziale complessa (pluri-contribuzione, proiezione del livello della copertura pensionistica attesa, cumulo-pensione/reddito, regolarizzazione diverse posizioni assicurative) , è riferita al Promotore Finanziario in modo drammaticamente consapevole nell’80% dei casi, da parte di Clienti che hanno superato il 50° anno di età e che hanno maturato più di 30 anni di contribuzione effettiva, e che tale problematica non hanno ancora risolto, per le motivazioni più varie.
Questi soggetti non si “accontentano” di ricevere dal Promotore Finanziario delle indicazioni approssimative, parziali e provvisorie sotto specie di misura del gap futuro pensione/retribuzione, rilasciate dal solito software di calcolo rapido pensionistico, in dotazione del Promotore Finanziario, dando per scontato che sia aggiornato e quindi affidabile, perchè convinti della esigenza di non differire ulteriormente la soluzione di questa problematica e chiedono che essa questione venga affrontata e finalmente risolta in occasione e contestualmente alla operazione di pianificazione finanziaria (di cui essa questione fa parte) che - per la prima volta - assesterà presente e futuro sia del Cliente che della sua famiglia.
A questo punto nella stragrande maggioranza dei casi, nel Promotore Finanziario tradizionale - (specie ove costui non possa vantare un retroterra culturale di specifica preparazione sulla materia previdenza e/o che non disponga di strumenti di lavoro affidabili, e/o che probabilmente non sa che per risolvere il problema, è sufficiente far redigere da un Consulente Previdenziale una apposita relazione di consulenza (tempo impiegato 10 giorni a fronte di un compenso di 200 euro circa) - scatta il cosiddetto “principio di autodifesa” basato su tre considerazioni/principi essenziali: a) la materia previdenziale è roba di specialisti e pertanto è avulsa dalla propria competenza specifica b) non è assolutamente il caso di assumersi personalmente l’ onere suddetto, che sarebbe da imputare invece invece alla Casa Mandante tra le spese della produzione c) è escluso addebitare al Cliente la spesa suddetta, posto che costui è convinto della gratuità complessiva della operazione di consulenza espressa nella trattativa (non sono ancora venuti a galla i cosiddetti costi occulti …..). Il risultato è invariabilmente quello di glissare e rinviare ad altra sede e ad altro momento la soluzione della questione, che rimane quindi ancora in piedi, checchè ne dica e ne pensi il malcapitato Cliente.
Il Consulente Finanziario Indipendente (che si fa pagare a parcella la propria consulenza che è prestata effettivamente a 360°) non ha alcuna remora di condividere con il Cliente la necessità e la utilità di una immediata perizia previdenziale, comunicandone i costi ed i tempi di attesa. Il quale ultimo accetta volentieri di assumersene l’onere, non solo perchè l’annosa questione delle pendenze pensionistico/previdenziali avrà finalmente coronamento e termine, ma anche perchè si rende conto che l’ operazione verità frutterà ulteriori preziosi elementi che entreranno tra quelli alla base della complessiva proposta di intervento assicurativo/finanziario in favore del Cliente, che sarà pertanto più adeguata e più giusta. C’è da scommettere che il Cliente conserverà gelosamente la “relazione di consulenza” tra le proprie carte non fosse altro perchè obiettivamente assai difficile da ottenere nell’odierno mercato della consulenza.
b) nel restante 20% della Clientela , si tratta di soggetti mono-contributivi o lontani anagraficamente ed assicurativamente dal pensionamento anticipato, oppure che non offrono problematiche di particolare complessità. In queste ipotesi il Consulente tradizionale si limita ad invitare genericamente il Cliente a seguire attentamente l’evoluzione della normativa previdenziale e di categoria , dopo aver solennemente affermato che il lunghissimo lasso di tempo che separa il Cliente dalla pensione porta ad escludere ogni affidabilità ed utilità pratica delle eventuali proiezioni del livello delle coperture pensionistiche attese.
Il Consulente Finanziario Indipendente va al di là del generico invito di cui sopra, ma sposta la sua attenzione su due settori vicini al vissuto del Cliente medesimo: l’ambiente di lavoro (ove i Colleghi di lavoro probabilmente presentano una problematica previdenziale potenzialmente intricata e complesssa) e l’ambiente familiare (ove non si esclude che coniuge e figli possono presentare problematiche previdenziali , potenzialmente in grado di dar luogo ad interventi di consulenza specifica esterna).
Non è chi non veda come il Consulente Indipendente si stia precostituendo le premesse per ulteriori occasioni di incontro e di lavoro da cui possono derivare risultati che non erano mai stati messi in conto ed in previsione prima.
Per concludere, non v’è alcun dubbio che molti condivideranno che il comportamento omissivo del Consulente Finanziario tradizionale quale qui sopra descritto sia:
- estremamente dannoso agli interessi del Cliente perchè non fa rientrare nelle operazioni di pianificazione finanziaria la soluzione della problematica previdenziale del Cliente, con il risultato di prospettare un grado di copertura pensionistica lacunoso e parziale perchè una serie di realtà contributive, lavorative, assicurative non sono state esaminate e inserite nel processo in corso.
- estremamente dannoso agli interessi del Promotore Finanziario stesso perchè non trasforma in occasione di lavoro una problematica che angustia il Cliente e di cui attende la soluzione
- contrario all’etica professionale in quanto contraddice alla mission (strombazzata) del Consulente globale a 360° , posto che nelle operazioni di pianificazione finanziaria si lascia consapevolmente irrisolta una questione che riveste una importanza vitale per il presente e per il futuro del Cliente.
E tale comportamento va condannato nell’esclusivo e primario vantaggio del Cliente, al di là ed al di sopra di qualsiasi conflitto di interesse.
Domenico Attardi

